Arte e Astrologia. Il Cielo della Sala del Mappamondo al Palazzo Farnese di Caprarola

Mentre Talete contemplava le stelle cadde in una fossa. “Come è possibile – gli disse una donna – che voi possiate sapere ciò che si faccia nel cielo, se non vedete ciò che si fa sotto ai vostri piedi?”.

NumeriTalete di Mileto (624 – 546 a.C.) è il primo astronomo che conosciamo. Studioso della volta celeste e delle sue costellazioni, fu lui a predire l’eclissi totale di sole che si verificò nel 585 a.C. ed a lui spetta anche l’introduzione dell’Orsa Maggiore, prima nota come il Grande Carro. Talete è solo il primo di una lunga serie di antichi uomini greci – Anassimandro, Platone, Tolomeo per citarne alcuni – i quali si dedicarono allo studio del nostro universo.
Collegando mentalmente fra loro quei punti che brillano sul fondo scuro della notte, ecco che prendono forma le figure, più o meno grandi, di animali o personaggi mitici, che conosciamo col nome di costellazioni. Mentre la Terra gli gira intorno col suo moto di rivoluzione, il Sole si sposta tra queste stelle costituendo in un anno un cerchio apparente (detto eclittica). Le dodici costellazioni, più una tredicesima l’Ofiuco, percorse dal Sole corrispondono ai segni zodiacali; nonostante la loro estensione vari talvolta anche notevolmente, gli astrologici preferiscono considerarli ognuno della durata di trenta giorni, cosicché corrispondano approssimativamente ai dodici mesi dell’anno.

TabellaFin dai tempi più antichi, come si è detto, l’osservazione del cielo ha interessato l’uomo ed egli con la sua arte l’ha voluto talvolta riprodurre sui soffitti e le pareti delle proprie dimore. Un caso emblematico di questa pratica è certamente la volta della Sala del Mappamondo nel Palazzo Farnese di Caprarola (anni Settanta del XVI secolo): qui il comporsi di puntini e personaggi mitologici è proposto con rigore scientifico e tecnico, nell’intento di rappresentare realisticamente la “volta” celeste. Tre rette parallele costituiscono l’Equatore e i Tropici, cui si aggiungono l’Eclittica facilmente riconoscibile e il Meridiano celeste che taglia a metà le tre linee e congiunge il Polo Nord al Polo Sud, mentre un candido, sinuoso e vaporoso fiume si riferisce invece alla Via Lattea. Sono proposte 50 costellazioni, 48 delle quali riferibili all’opera di Tolomeo, mentre l’Antinoo (compagno dell’imperatore romano Adriano, accanto alla costellazione dell’Aquila) e i Cani da Caccia (sotto l’Orsa Maggiore) risultano da diverse altre fonti.

ZeusNella volta sono presenti anche due raffigurazioni apparentemente non legate alle costellazioni: si tratta di Zeus saettante e della Caduta di Fetonte. Diametralmente opposti l’uno all’altro, vanno in realtà letti come congiunti alla luce del mito. Fetonte, figlio del dio Helios, ottenuto il consenso paterno di condurre il carro del Sole, a causa della sua inesperienza finì per perderne il controllo, facendo ritirare i mari e creando il deserto laddove si fu avvicinato troppo alla Terra. Per impedire l’imminente distruzione della Terra, Zeus scagliò le sue saette sul carro e Fetonte cadde nel fiume Eridano (identificato nel Po); questa stessa scena viene rappresentata nell’affresco di Caprarola, con la figura del giovane dipinta proprio sulla corrente della costellazione del fiume. Entrambi Zeus e la Caduta di Fetonte occupano parti del cielo allora non osservate e quindi lacunose.

FetonteInfine troviamo nella volta il Giglio simbolo della famiglia Farnese, alla quale si deve la committenza di una delle più importanti e meravigliose opere di arte e scienza della seconda metà del Cinquecento, entro l’atmosfera favolistica e neofeudale del Palazzo di Caprarola.

 

Claudia Pruner

 

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