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Amnesty ai ministri di Italia e Azerbaigian: affrontate il tema dei diritti umani

Antonio Curci 19 aprile 2017 Commenti disabilitati su Amnesty ai ministri di Italia e Azerbaigian: affrontate il tema dei diritti umani
Amnesty ai ministri di Italia e Azerbaigian: affrontate il tema dei diritti umani

In occasione dell’incontro tra i ministri degli Esteri di Italia e Azerbaigian, previsto a Roma giovedì 20 aprile, il direttore generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini ha scritto al ministro Angelino Alfano per rappresentargli la grave situazione dei diritti umani in Azerbaigian e sollecitare un suo intervento presso il suo omologo Elmar Mammadyarov.

In Azerbaigian le libertà di opinione, espressione e associazione sono fortemente limitate e si segnalano rappresaglie contro giornalisti e attivisti indipendenti, così come torture e altri maltrattamenti a seguito di arresti arbitrari di persone critiche nei confronti del governo.

Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, nelle prigioni del paese si trovano almeno 14 prigionieri di coscienza. Recentemente la Corte suprema ha respinto il ricorso del prigioniero di coscienza Ilgar Mammadov confermando la condanna a sette anni di reclusione, nonostante il pronunciamento della Corte europea dei diritti umani secondo cui egli era stato arrestato senza alcuna prova e malgrado gli appelli del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

Un mese fa, ricorda Amnesty International Italia, è stato condannato per diffamazione il noto blogger e attivista per i diritti umani Mehman Huseynov, solo per aver denunciato le torture subite da un agente in una stazione di polizia, la notte tra il 9 e il 10 gennaio. Amnesty International considera Huseynov un prigioniero di coscienza e ha chiesto, assieme ad altre 23 organizzazioni non governative per la libertà di stampa, al governo dell’Azerbaigian di rilasciarlo.

Alla maggior parte dei prigionieri rilasciati negli ultimi mesi è impedita la continuazione del loro lavoro e ad altri è vietato lasciare il paese.

La maggior parte delle organizzazioni non governative per i diritti umani si sono viste congelare i loro beni e subiscono azioni penali, che impediscono loro di continuare il fondamentale lavoro di denuncia e monitoraggio della repressione governativa.

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