“America pastoral”, il film di Ewan McGregor

Il film del 2016 American Pastoral, basato sull’omonimo romanzo di Philip Roth che vinse il premio Pulitzer per la narrativa del 1998,  è diretto  da Ewan McGregor, regista esordiente con questa stessa pellicola cinematografica.

McGregor, oltre ad essere il regista, interpreta il protagonista Seymour Levov, detto lo Svedese, un ragazzo ebreo del New Jersey con una vita che sembra l’edulcorazione di se stessa: da leggendario atleta ai tempi del liceo egli diviene un imprenditore di successo di un’enorme fabbrica di guanti dal valore di milioni di dollari ereditata dal padre; sposa anche la bellissima Dawn (Jennifer Connelly), reginetta di bellezza del New Jersey.

L’apparenza perfetta della vita di Swede, pilastro della sua comunità e modello di riferimento, comincia a incrinarsi per il comportamento ribelle della figlia Merry (Dakota Fanning). Sin da bambina è sensibile al peso delle sofferenze nel mondo dinanzi alle quali piange e si dispera nella misura in cui non ne capisce il motivo: emblematica è ad esempio la sua reazione di fronte al servizio al telegiornale della ribellione dei monaci tibetani buddhisti che si danno fuoco per opporsi al potere cinese.

La piccola riesce anche a percepire l’ineffabilità del vivere: alla domanda della maestra su cosa sia la vita, Merry risponde infatti che essa è un breve periodo di tempo in cui si è vivi e che la vita umana è semplicemente la più egocentrica forma di vita tra le tante al mondo. La bambina si trincera in una balbuzie che per la psicologa non è che un’arma di difesa contro il senso di inadeguatezza che avverte nei confronti della sfacciata perfezione dei genitori e in particolare della madre: essere balbuziente è quindi un modo come un altro per tirarsi fuori dalla possibilità di partecipare al gioco della competizione. Il rifiuto di quest’ultimo, unica possibile via per farsi strada nel mondo borghese, farà crescere Merry come un’estranea nell’ambiente familiare: all’età di sedici anni la ragazza, avvicinatasi a movimenti di protesta giovanili degli anni ’60 contrari alla Guerra in Vietnam, scappa di casa e viene coinvolta in un attentato terroristico dopo il quale sarà costretta a vivere in clandestinità.

La tranquilla vita di Seymour e Dawn è così definitivamente stravolta: gli effetti della rabbia viscerale nutrita dalla loro figlia contro l’agiata comodità della vita borghese li distruggono in modo irreparabile. I due sono infatti posti dinanzi alla necessità di accettare l’inaccettabile, ossia il fatto di avere un’assassina per figlia, di essere stati del tutto incapaci di conoscerla e di essere ora del tutto impossibilitati a vederla e a sapere dove sia.

Passano anni silenziosi e colmi di una disperazione repressa prima che Seymour riesca a incontrare la figlia: è mosso forse dalla non rassegnazione al voler cercare di capire, dal rapporto che avrebbe voluto avere con lei, da quell’affetto viscerale che solo un genitore può provare nei confronti di un figlio e dall’ ideale di Merry bambina, da lui inconsapevolmente elevata a concetto di figlia bisognosa di essere salvata perchè così forte da riuscire a sentire su di sè tutto il peso del dolore nel mondo, ma troppo debole per essere in grado di accettarlo.

Silvia Di Conno

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