Alla scoperta di se stessi

In una società in cui ormai sembra prevalere l’apparenza sull’essenza, quando si parla di ricerca si pensa alla migliore foto da postare sui social per ottenere più like possibili; a quale tinta di capelli stravagante provare per risultare originali o a quale tatuaggio farsi per non passare inosservati. Il corpo diventa uno spazio di espressione, di esibizione e di emissione di segnali. Si ha uno spasmodico bisogno di autoaffermazione, di testimoniare la propria presenza qui e ora nei modi più disparati possibili e di comunicare a chiunque la propria opinione su un dato argomento. Si ricerca l’approvazione dell’altro, non con un confronto pacifico, ma imponendosi in maniera provocatoria. E questa falsa ricerca del dialogo, si trasforma difatti in un monologo, in uno sbandierare la propria personalità, mal conosciuta e mai approfondita, non avendo nemmeno cura e attenzione necessaria nell’ascoltare le risposte. Si decanta la libertà come ricerca del proibito oltre i limiti, del provare nuove esperienze che ci fanno evadere da noi stessi, del lasciare andare liberamente i nostri istinti senza limiti.
Questo modo sregolato di affrontare le situazioni ci porta a tentare di raccogliere i cocci di un’anima già perduta e l’unico modo per cercare di riassaporare l’intensità del dono della vita è decidere di dare spazio alla propria voce interiore; al vero io che cerca di comunicare con la sua flebile vocina sincera, ma che è sempre messo a tacere da un io estetico sempre indaffarato e sobbarcato da mille impegni futili.
La più ardua ricerca è proprio quella interiore, sempre rimandata, perché poi “il tempo si troverà”, invece solo così scopriremo i nostri innumerevoli lati nascosti che ci potranno sorprendere in positivo, ma che alle volte si riveleranno imperfezioni, limiti, ferite mai scoperte e mai curate. Dovremmo imparare ad accogliere tutte le nostre sfaccettature, anche quelle che ci sembrano più spinose e che facciamo fatica ad amare, dare loro un nome e riconoscerle come parte del nostro essere, non come nemici invincibili.
Ecco che anche la relazione con l’altro può essere letta in un’ottica diversa. Spesso anche questa viene vissuta in maniera malsana: si tende a ricercare il nostro volto nell’altro e ciò non ci fa accettare la sua diversità, prevaricando sui suoi spazi. Altre volte, invece, si ha così timore di esporre le proprie idee e, pur di compiacere all’altro, si reprime la propria indole, omologandosi a degli ipotetici standard che la società richiede.
Invece proprio la relazione con l’altro, riconosciuta nella sua alterità, è un prezioso arricchimento per conoscere noi stessi sia nei nostri limiti, sia nelle nostre capacità di miglioramento, come tessere di un puzzle indispensabili per realizzare il progetto di Bellezza che Dio ha in serbo per noi.
E proprio Dio, il nostro fedele alleato, ci guida in questo cammino, non ci lascia da soli, è luce nelle tenebre, resurrezione nella morte, ma solo se saremo pronti a non arrenderci al primo ostacolo, poiché il nostro viaggio interiore durerà tutta la vita e porterà ad innumerevoli cadute, ma anche a forti prese di coscienza. Infatti, Dio non mostra a priori la strada che ognuno di noi dovrebbe pedissequamente seguire, poiché ciò non ci aiuterebbe a crescere in maniera consapevole; ma ci lascia liberi di scegliere il percorso che ci sembrerà più opportuno, le modalità che si addicono maggiormente alla nostra personalità, i tempi e gli spazi di cui abbiamo bisogno. E quando temeremo di essere andati fuori pista, sarà sempre pronto ad accoglierci, perché nelle sue braccia ogni perdizione, ogni sofferenza, ogni ostacolo diviene gioia rinnovata e luce di una nuova rinascita.

Martina Ragone

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