Al cinema il secondo capitolo della saga “Smetto Quando voglio”

Passati tre anni da quando uscì in sordina, nel febbraio del 2014, Smetto quando voglio di Sydney Sibilia che divenne presto il caso di stagione, tanto dall’incassare 5 milioni di euro, vincere un Nastro d’Argento, due Ciak d’Oro, un Globo d’Oro e raccogliere 12 candidature ai Nastri d’Argento. Nel 2017 il 35enne regista ha ritrovato Domenico Procacci e Matteo Rovere con l’intenzione di realizzare qualcosa di assolutamente inedito per il mercato italiano. Ovvero due sequel da girare back-to-back, alla Matrix Reloaded e Revolution, in modo da risparmiare costi e tempi produttivi. Risultato? 10 milioni di budget complessivi e un capitolo 2, Smetto quando voglio – Masterclass, che dopo tre anni di distanza vede la banda dei Ricercatori tornare in azione.

La banda che decide di ricostituirsi quando una poliziotta offre al capo, Pietro Zinni, uno sconto di pena e a tutto il gruppo la ripulitura della fedina penale, a patto che aiutino le forze dell’ordine a vincere la battaglia contro le smart drug. Se per sopravvivere Pietro Zinni e i suoi colleghi avevano lavorato alla creazione di una straordinaria droga legale diventando neanche a dirlo dei criminali, adesso è proprio la legge ad aver bisogno di loro. Sarà infatti l’ispettore Paola Coletti a chiedere al detenuto Zinni di far rinascere la banda, per creare una task force al suo servizio che entri in azione e fermi il dilagare delle smart drugs. Per riuscire nella difficile impresa, però, i 7 ricercatori dovranno rinforzarsi, riportando in Italia nuove reclute tra i tanti “cervelli in fuga” scappati all’estero e lavorano insieme per stanare i creatori delle nuove droghe fatte con molecole non ancora illegali. Pietro però non può rivelare nulla del suo nuovo incarico alla compagna Giulia, incinta del loro primo figlio, ed è costretto ad inventare con lei bugie sempre più colorite.

L’associazione a delinquere con il più alto tasso di cultura di sempre torna con la formazione al completo, capitanata dal leader Edoardo Leo, il chimico Stefano Fresi, l’archeologo Paolo Calabresi, i latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lavia, l’antropologo Pietro Sermonti e l’economista Libero De Rienzo. Li avevamo lasciati nei guai con la giustizia, con il primo in galera e gli altri a processo, e li ritroviamo ora dall’altra parte della barricata, in un mix di action e comedy all’italiana,  omaggio al cinema di genere anni ’70, ’80 e ’90, tanto italiano quanto statunitense, mettendo la propria firma ad un esperimento che si potrebbe quasi definire folle.

Un vero e proprio miracolo perché Smetto quando voglio – Masterclass dimostra, finalmente e una volta per tutte, che è possibile fare serialità cinematografica di genere anche nel nostro Bel Paese. Dopo oltre un anno e mezzo di scrittura, 20 settimane di riprese tra Roma, Lagos e Bangkok e sei mesi di post-produzione, Sibilia è riuscito nell’intento di americanizzare il cinema tricolore attraverso un progetto che riprende splendidamente le redini del discorso abbandonato nel 2014 e lo rivitalizza, ammiccando a meccanismi narrativi e a titoli hollywoodiani qui ben amalgamati al contesto italico. Divertente quanto il primo, Masterclass gode di scene decisamente inusuali per la produzione made in Italy, tra incidenti d’auto, inseguimenti tra le rovine di Roma antica e un lungo ed incredibile assalto ad un treno in corsa.

L’Italia di oggi, che continua a non premiare degnamente i laureati e i ricercatori, cacciati all’estero per poter lavorare, riconquista dignità attraverso una missione socialmente utile anche se criminale, in un crescendo di rischi, di esilaranti e assurde situazioni che otterranno seguito e soprattutto risposte soltanto con Smetto quando voglio – Ad Honorem, terzo capitolo attualmente in post-produzione.

Ilaria Sinopoli

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