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Al cinema… Il Diritto di Contare

Martina Ragone 13 marzo 2017 Commenti disabilitati su Al cinema… Il Diritto di Contare
Al cinema… Il Diritto di Contare

L’otto marzo, non casualmente proprio il giorno della festa della donna, è uscito nelle sale italiane “Il diritto di contare”, un film di genere drammatico prodotto da Peter Chernin, Donna Gigliotti, Theodore Melfi, Jenno Topping, Pharrell Williams con la regia Theodore Melfi. Narra la vera storia di Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson, tre scienziate afro-americane che hanno contribuito in maniera notevole agli studi della NASA. Il film è ambientato in Virginia. Sono i terribili anni della guerra fredda, ma anche della segregazione dei neri costretti a vivere tutto in maniera divisa rispetto ai bianchi: caffè diversi, pullman, bagni, locali etc. In questo contesto è difficile sopravvivere per tre donne di colore, costrette a sottostare, anche nell’ambito lavorativo, alle continue denigrazioni. Nonostante tutto pian piano emergono questi tre geni della matematica, ognuna con le sue specifiche qualità: Dorothy (impersonata dall’attrice Octavia Lenora Spencer) è esperta di meccanica e supervisore ma non ufficiale; Katherine Johnson (nel film Taraji Penda Henson) rapidissima nel risolvere complessi calcoli di matematica e geometria analitica e Mary Jakson (Janelle Monáe Robinson ), un’aspirante ingegnere. Le tre inizialmente sono confinate nell’ala ovest dell’edifico, si battono apertamente contro le discriminazioni presenti all’interno dello stesso luogo di lavoro, conquistando pian piano la fiducia dei colleghi invidiosi, sessisti e razzisti. I calcoli matematici di Katherine, assunta nel team di Al Harrison, contribuiranno in maniera considerevole a tracciare le traiettorie del “Programma Mercury” per inviare John Glenn in orbita intorno alla terra nel 1962 e poi Neil Armstrong sulla Luna nel 1969. Dorothy con il suo team di “colored computers” che dapprima eseguono tutti i calcoli sottobanco, metterà in perfetta funzione il neonato IBM, uno dei primi computer calcolatori. Mary, invece riuscirà a realizzare il suo sogno di divenire ingegnere, dopo aver frequentato, come donna di colore nella prima volta nella storia, una scuola per soli bianchi. Non si presenta la classica storia della NASA, ma una pagina al femminile di questo incredibile evento che vede come protagoniste non solo delle donne scienziate, ma soprattutto donne di colore che riescono ad ottenere, con le dovute fatiche e sofferenze, il loro meritevole posto nella Storia. Alternando immagini degli eventi originali a quelle fittizie del film, il regista è stato in grado di suscitare nello spettatore un forte sentimento di suspance nei momenti di lancio nello spazio e di sorpresa per lo strabiliante progresso di queste tre eroine ostinate. Sia lo spettatore che ha potuto vivere questo frammento di storia, sia chi ne ha sempre visto filmati o letto pagine di storia, non può esimersi dall’emozionarsi dinanzi a scene molto dinamiche ma anche delicate. Melfi non vuole solo condannare la segregazione, ma vuole mettere alla berlina in maniera ridicola le assurde disuguaglianze: Katherine è costretta ad andare con i suoi fogli da lavoro al bagno corrispondente alla sua condizione sociale distante un chilometro; Dorothy si ritrova in una biblioteca riservata ai soli bianchi per prendere in prestito un libro molto utile che sarà costretta a rubare prima di essere cacciata con i suoi figli dal luogo e Mary davanti a un giudice lo adula per convincerlo a permetterle di frequentare un corso di ingegneria vietato ai neri.
Le tre donne hanno contribuito negli anni allo sviluppo della scienza: Katerine Johnson, ancora vivente, quasi centenaria, ha continuato con il lavoro attraverso il programma “ Space Shuttle”e alla missione su Marte. Dorothy Vaughan alla fine si è specializzata in elettronica, informatica e programmazione “Fortran”. Ha lavorato per il dipartimento di analisi e calcolo del “Langley Research Center” e ha partecipato al progetto “Scout”. (razzi vettoriali progettati per lanciare piccoli satelliti artificiali e metterli in orbita attorno alla terra ). Mary Jackson, invece, ha continuato a lavorare alla NASA non come calcolatore, ma da ingegnere a tutti gli effetti.
Il film è basato sul libro “Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race” di Margot Lee Shatterly ed ha avuto un successo a tal punto che ha partecipato al premio Oscar nel 2017, per il miglior film, la candidatura per la migliore attrice non protagonista (Octavia Spencer) e la candidatura alla migliore sceneggiatura non originale di Theodore Melfi e Allison Schroeder.

Martina Ragone

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