Addio a Paolo Villaggio, l’ultima maschera della commedia grottesca

Se tanti sono gli attori da commedia, i comici si contano sulle dita di una mano: Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, e sicuramente Paolo Villaggio. A lasciarci è uno dei pochi, forse l’ultimo attore comico italiano, aveva 84 anni. Vero e proprio caratterista di decine di film ma anche sceneggiatore, scrittore e autore di alcune canzoni.

Villaggio aveva studiato al classico e aveva poi iniziato la facoltà di Giurisprudenza di Genova, senza mai laurearsi. A metà degli anni Cinquanta si unì alla Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, una compagnia teatrale di Genova, e negli anni successivi si esibì in alcuni famosi cabaret, al “Sette per otto” di Roma o al Derby Club di Milano. Negli anni Sessanta fece il suo debutto in radio,  con Il sabato del Villaggio, in cui basandosi su esperienze precedenti durante un suo lavoro da impiegato parlò per le prime volte di un personaggio simile a quello che sarebbe poi diventato il grande e amato Ugo Fantozzi. La sua prima volta in tv fu nel 1968, nel programma Quelli della domenica, mentre sul grande schermo, l’anno dopo, con Eat It!,  Villaggio entrò nel cinema dalla porta principale. Nel 1970 fu Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli, poi lo si vide a fianco di Vittorio Gassman in due film Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto e Che c’entriamo noi con la rivoluzione? e, nel 1974, in Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri. Aveva avuto anche ruoli drammatici in film di registi importanti come Ermanno Olmi e Federico Fellini, per il quale recitò in La voce della Luna, insieme a Roberto Benigni.

Ma Paolo Villaggio si convertì al nazional-popolare indossando i panni di Ugo Fantozzi, un uomo medio continuamente vessato dalla vita, dalla società e dai colleghi, i cui tentativi di riscatto falliscono inesorabilmente. Le prime storie su Ugo Fantozzi, simbolo della sua comicità grottesca, furono raccontate da Villaggio in alcuni monologhi comici i cui testi furono poi pubblicati sulla rivista L’Europeo; quei testi diventarono nel 1971 un primo libro, Fantozzi, che vendette oltre un milione di copie. Ci furono degli altri libri della serie, mentre il primo film, Fantozzi, uscì nel 1975. Un anno dopo uscì Il secondo tragico Fantozzi, anche questo diretto da Luciano Salce. I due film di Salce sono considerati i migliori e per l’epoca anche i più completi e innovativi: il personaggio del ragionier Fantozzi era particolarmente attuale e Villaggio utilizzò registri molto diversi, giocando sia con la lingua, dalle storpiature del cognome di Fantozzi e alle coniugazioni verbali, che con il corpo, e usando una serie di frasi ed espressioni destinate a entrare nella cultura popolare italiana.

Se i registi maggiori seppero valorizzare i tratti più amari e malinconici della sua grande “maschera” di perdente, non per questo Villaggio tradì il personaggio che gli aveva dato la fama, continuando a portare sullo schermo le epiche avventure, o meglio, sventure di Fantozzi, in ben dieci pellicole. Ebbero meno fortuna, invece, altre varianti del suo repertorio comico, quali Professor Kranz tedesco di Germania e un paio di Fracchia diretti da Neri Parenti.

A Paolo Villaggio non sono mancati premi e riconoscimenti, dal David di Donatello come miglior attore protagonista per il film di  Fellini al Leone d’Oro alla carriera nel 1992, dal Nastro d’argento per Il segreto del bosco vecchio al Pardo d’onore a Locarno del 2000. Oltre al cinema è giusto ricordare la sua amicizia con Fabrizio De André, risalente agli anni in cui erano ragazzini e che produsse due canzoni memorabili come Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (testi di Villaggio, musica di De André).

Paolo Villaggio, sarà l’indimenticabile maschera della commedia grottesca italiana che, con il goffo e sfortunatissimo ragioniere dalla vita mediocre al quale capitava ogni genere di disgrazia e umiliazione tratteggia l’italiano medio, ha fatto ridere decine di generazioni e continuerà a farlo. Forse il modo migliore per saluta Paolo Villaggio è con una delle sue battute più celebri: “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”. Ciao Ragionier Villaggio.

Ilaria Sinopoli

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