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“Adaline: l’eterna giovinezza”

Silvia Di Conno 1 maggio 2017 Commenti disabilitati su “Adaline: l’eterna giovinezza”
“Adaline: l’eterna giovinezza”

 

Il 27 aprile il film “Adaline: l’eterna giovinezza” è stato trasmesso in prima visione in prima serata su canale 5 a due anni dalla sua uscita nelle sale italiane (23 aprile 2015).

Il regista è il giovane americano Lee Toland Krieger che si cimenta con una storia che fonda la sua drammaticità sull’elemento fantascientifico che fa da perno per la vicenda: la protagonista Adaline Bowman (Blake Lively), nata nel 1908, a 29 anni è vittima di un incidente d’auto da cui si salva per miracolo. A causa di una particolare condizione meteorologica che interagisce con l’urto che la donna ha subito, il fisiologico processo di invecchiamento delle sue cellule si arresta improvvisamente, così da destinare la sopravvissuta all’eterna giovinezza.

Adaline, che ha perso il marito pochi mesi prima dell’incidente, è costretta a non poter risiedere in un posto per più di una decina d’anni onde evitare che qualcuno possa venire a conoscenza del suo segreto e utilizzarla come cavia per esperimenti volti a scoprire la chiave dell’immortalità.

La donna non può dunque che vivere lontana dalla figlia Flemming con cui si incontra ogni tanto nel corso del libero fluire di mesi ed anni che cambiano quest’ultima facendola progressivamente divenire donna e poi anziana, lasciando invece immutata Adaline che si muove in un eterno presente congelato nel divenire della vita. Il suo volto impeccabile tanto nei lineamenti quanto nelle espressioni non si smembra nel caos dell’esistere e sembra muoversi a ritmo di musica cadenzata.

Adaline finisce col convertire la sua sovrumanità in una quasi inumanità perché, essendosi autoimposta di spostarsi perennemente, deve rendersi impermeabile agli affetti, visto che non farebbe neanche in tempo a legarsi a qualcuno che già si vedrebbe costretta a scappare. Ella vive dunque celandosi a se stessa e agli altri: se le capita di innamorarsi, lo nasconde scappando. Si illude di vivere, ma di fatto cerca invano di consumare una vita che è però in sé inconsumabile perché destinata ad essere eterna.

Gli unici elementi in comune tra gli esseri umani e la sovrumanità di Adaline sembrano essere sia la dimensione circolare dell’esistere, ossia l’infinita ripetitività dell’esistenza che torna perennemente sui suoi passi -indipendentemente dal cambio di luoghi e persone- sia la capacità della vita di raccogliere in sé molteplici modi di stare al mondo dello stesso soggetto vivente, così apparentemente eterogenei da smembrarsi senza essere riducibili ad un’unica esistenza.

La colonna sonora, le scenografie e i costumi sembrano assumere le stesse fattezze di Adaline nella misura in cui restano uguali a loro stessi dall’inizio alla fine della pellicola, guadagnando così anch’essi la dimensione dell’atemporalità.

Sarà la figura di Ellis Jones (Michiel Huisman) a costituire una sorta di “deus ex machina” nello svolgimento della vicenda: l’incontro casuale ad una festa di Capodanno farà scattare una scintilla tra lui e la bella Adaline portando tra l’altro quest’ultima a incontrare un personaggio del suo passato da cui era scappata in una delle sue tante fughe.

 

Silvia Di Conno

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