ACCADDE OGGI: il 2 luglio 1979 la Corte d’Assise di Brescia emette la prima sentenza per la strage di Piazza della Loggia

foto storica strage Piazza Loggia Augusto Fenaroli - Fotografo: Stefano Cavicchi
foto storica strage Piazza Loggia Augusto Fenaroli – Fotografo: Stefano Cavicchi

Il 28 maggio 1974 alle ore 10.12 circa, in Piazza della Loggia, durante un comizio del segretario della federazione lavoratori metalmeccanici Franco Castrezzati, esplode un chilogrammo di tritolo, nascosto in un cestino della spazzatura, causando la morte di 8 persone (Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari, Alberto Trebeschi, Euplo Natali, Bartolomeo Talenti, Luigi Pinto, Vittorio Zambarda) e il ferimento di altre 94.

Per la strage, la Corte d’Assise di Brescia (con sentenza del 2 luglio 1979 e presidente Giorgio Allegri) condanna all’ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni e sei mesi Angiolino Papa, considerati esecutori materiali della strage. Ferdinando Ferrari viene condannato a 5 anni per la detenzione dell’ordigno esplosivo. Marco De Amici viene condannato con Pierluigi Pagliai per il trasporto dell’esplosivo da Parma a Brescia.
La seconda sentenza del 1982 è preceduta dalla morte di Buzzi, ucciso nel carcere di massima sicurezza di Novara in circostanze poco chiare.

Il 2 marzo 1982 la Corte D’Assise d’Appello conferma le assoluzioni della sentenza di primo grado e assolve, per non aver commesso il fatto, Angiolino Papa. Inoltre per Marco De Amici la pena viene ridotta a 4 mesi.
Tuttavia, la Corte di Cassazione annulla la sentenza della Corte d’Assise d’Appello per difetto di motivazioni e rinvia gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Venezia che assolve tutti gli imputati per insufficienza di prove, mentre conferma la condanna per Marco De Amici.
La Corte di Cassazione conferma la sentenza di Venezia.
Intanto, la Procura della Repubblica emette, nei confronti di Bonati, un mandato di cattura per strage, ma Bonati non viene rintracciato. In seguito, il Giudice istruttore ne pronuncia l’assoluzione per non aver commesso il fatto e viene accertato che quanto detto dal super-testimone sulla strage, sul ruolo degli altri imputati e sul proprio, è falso.

A seguito di una serie di rivelazioni di pentiti viene aperta una nuova istruttoria. L’inchiesta si conclude con il rinvio a giudizio per Cesare Ferri come esecutore della strage. In aggiunta, dall’indagine sull’uccisione di Buzzi si sviluppa la terza istruttoria sulla strage che porterà al rinvio a giudizio, per omicidio, di Latini e Ferri e, per strage, di Ferri e Stepanoff, l’amico che gli aveva fornito l’alibi per la mattina del 28 maggio 1974.
Ma la Corte d’Assise di Brescia, con sentenza del 23 maggio 1987, assolve per insufficienza di prove Ferri, Latini e Stepanoff; sentenza confermata poi in Cassazione nel 1989.
Nel 1993 anche Marco Ballan, Fabrizio Zani, Giancarlo Rognoni, Bruno Luciano Benardelli e Marilisa Macchi, indagati per concorso in strage e detenzione e porto illegale d’armi, sono assolti per non aver commesso il fatto.
Quest’anno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel messaggio ai familiari delle vittime, in occasione dell’anniversario della strage, sottolinea con fermezza:”(…) dobbiamo continuare a fare memoria per tenere alta la guardia contro ogni forma di violenza, di fanatismo, di terrorismo. Per trasmettere alle giovani generazioni quei valori di partecipazione, di pace, di confronto nella libertà che sono le fondamenta vive della Costituzione repubblicana. Per guardare alla nostra storia con spirito di verità, cercando di squarciare il velo opaco delle omissioni, delle reticenze, delle complicità”. E Mattarella fa anche riferimento agli esiti processuali commentando: “E’ sconfortante che, ancora oggi, dopo 41 anni, non siano stati individuati e puniti i responsabili di tanta barbarie. La giustizia va perseguita sino in fondo e con ogni scrupolo. Carte processuali e inchieste parlamentari hanno messo in luce la matrice neo-fascista e le difficoltà frapposte alla ricerca della verità anche da settori degli apparati dello Stato”.

Giulia Cataneo

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