Bari e la sua vocazione ecumenica ieri e oggi

La storia della città di Bari è da sempre strettamente intrecciata con la storia del vicino Oriente; fin dal Medioevo, infatti, essa ha svolto il ruolo di ponte marittimo tra la penisola italiana e i popoli che si affacciano sul Mediterraneo orientale, ruolo che conserva ancora oggi.

Bari ha svolto un ruolo essenziale, nella storia, nel favorire il dialogo tra cristiani Cattolici e Ortodossi, soprattutto dopo che il Grande Scisma d’Oriente aveva creato un grave divario tra le due correnti di fede; la traslazione delle spoglie di San Nicola a Bari, nel 1087, ha dato l’impulso definitivo in tal senso.

Alla fine dell’XI secolo, pochissimi anni dopo la Traslazione di San Nicola, la notizia si era già diffusa in gran parte del mondo cristiano, tanto da arrivare in Russia: fu così che venne composta La Leggenda di Kiev, uno dei testi più antichi della letteratura russa, in cui si narrava l’impresa dei marinai baresi e si elogiava la città di Bari, quando in realtà molti non ne conoscevano nemmeno l’esatta ubicazione.

In seguito, pellegrini da tutto il mondo cristiano, in particolar modo dalla Russia, iniziarono ad accorrere a Bari per visitare la tomba del Santo e rivolgergli preghiere e omaggi: per loro venne costruita la Casa del Pellegrino, avente sede proprio di fronte alla Basilica di San Nicola.

Primo pellegrino russo fra tutti fu il monaco Barlaam di Rostov, che arrivò in città nella seconda metà del XV secolo e sperimentò sulla propria pelle i poteri miracolosi del Santo. Dopo il monaco della lontana cittadina russa, giunsero fedeli di tutte le città e di tutte le classi sociali, incluso Aleksej, figlio dello zar Pietro il Grande e il futuro zar Nicola II Romanov.

Più passavano i secoli, più Bari diventava attiva nella mediazione tra mondo Cattolico e Ortodosso, tra Occidente e Oriente: agli inizi del ‘900, la città diventò il fulcro di grandi eventi e ospitò personaggi che hanno fatto la storia.

Hrand Nazariantz, intellettuale, giornalista pubblicista e scrittore armeno impegnato nella politica, trovò rifugio negli anni ‘10 del ‘900 a Bari, anni in cui i cristiani d’Armenia vennero perseguitati e sterminati dal governo Ottomano.

Nazariantz era un intellettuale scomodo per l’Impero: sotto la minaccia di pena di morte egli fu costretto a emigrare in Italia, giungendo nel 1913 a Bari, dove fondò il villaggio di Nor Arax, rifugio per gli armeni che negli anni successivi riuscirono a fuggire da un destino crudele.

Negli anni ‘10 del ‘900 si verificò un altro avvenimento importante: il progetto di una Casa del Pellegrino tutta russa, da collocare nella città del Santo più importante per gli Ortodossi, divenne finalmente realtà; questa dunque venne costruita insieme alla chiesa russo-ortodossa di San Nicola in Corso Benedetto Croce (allora denominato “Via di Carbonara”).

Entrambi gli edifici, purtroppo, hanno vissuto momenti difficili per tutto il XX secolo, fino a quando il presidente Vladimir Putin ha chiesto che la Città di Bari li restituisse, in via ufficiale, al Patriarcato di Mosca nel 2007. Tale evento ha segnato una rivoluzione non solo nella storia della chiesa russa di Bari, ma anche nei rapporti tra Italia e Russia in generale.

Nel capoluogo pugliese hanno oggi sede il C.E.SV.I.R. (Centro Economia e Sviluppo Italo-Russo) e l’associazione P.R.I.M.A. (Ponte Russia-Italia Migliori Amici): la prima è una società che gestisce le relazioni economiche e commerciali tra l’Italia e le Repubbliche ex-Sovietiche; la seconda invece organizza iniziative culturali coinvolgenti italiani e russi. Grazie al contributo di questi due Enti, negli ultimi anni sono stati siglati numerosi gemellaggi tra la città di Bari e diverse città russe.

Oltre alla comunità russa presente nella città di Bari, numerose sono anche altre comunità orientali: i greci e gli italo albanesi che celebrano la liturgia presso la parrocchia di San Giovanni Crisostomo nella città vecchia, dove ha sede l’Associazione Italo-Ellenica “Pitagora”; i rumeni che pregano nella chiesa di San Gregorio (oggi in restauro) nei pressi la Basilica di San Nicola; i georgiani che officiano nella chiesa di Santa Chiara e gli Etiopi nella chiesa di San Gaetano a Bari vecchia.

Come non ricordare la comunità del Villaggio Trieste, nei pressi della Fiera del Levante, dove oltre mille persone nel 1956 ottennero una casa dopo l’espulsione, alla fine della seconda guerra mondiale dai Balcani, dalla Grecia, dalla Turchia e dal Nord Africa.

Massimo Castellana

© Riproduzione Riservata
Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: