L’artista Giuseppe De Nittis compie 170 anni

Digital Camera
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Il 25 febbraio ricorre il 170° anniversario della nascita di De Nittis e non posso far a meno di chiedere al prof. Lamacchia un bilancio.

– Un bilancio? Solo qualche parola – magari qualche sentenza lapidaria, se mi riesce – per non annoiare i nostri lettori, dato che la parola bilancio appare troppo impegnativa, specie per il nostro, con la sua vicenda complicata. Chiedimi quello che vuoi.

–  Dopo tutti questi anni, è conosciuto meglio oggi?

– Sai chi, secondo me, lo conosciuto meglio? Ti sembterà banale… Quelli che hanno lavorato insieme a lui, fianco a fianco, che hanno discusso con lui, anche se i suoi giudizi secchi gli procurarono antipatie (lo sappiamo da un articolo necrologico di Pica).

–  Allora abbiamo poche speranze…

–  No. io credo di aver vissuto uao scorcio di tutto questo, mettendo insieme con la memoria i tanti ricordi che emergono non solo dalle fonti principali, ma anche da una marea di fonti ‘secondarie’, e soprattutto dall’psservazione attenta delle opere autentiche conservate a Barletta. Se sei pittore, quelle prendono il posto del De Nittis stesso e  parlano per lui, ti dicono tanto delle battaglie artistiche e dei progressi.

–  Come viene percepito allora da chi non ha questa preparazione?

–  Posso dire come viene percepito da quelli che vengono a conoscenza del mio lavoro, dopo una conferenza (sempre accompagnata da illustrazioni tecniche) o dopo la lettura di uno dei miei libri (soprattutto il ‘Dossier De Nitti)’: gli sembra di conoscere un altro De Nittis rispetto all’idea che se ne erano fatta.

Certo, chi viene avviato alla conoscenza del nostro con uno degli eventi di questi ultimi anni e relativi cataloghi, che non penso leggerà mai, crederà di aver conosciuto un pittore alla moda, di successo, ma non proprio  all’altezza degli impressionisti. E del resto è così che lo presentano…

–  Centosettant’anni allora non sono bastati?…

– Non 170, La sua fortuna critica  ha conosciuto alti e bassi. Ha preso a salire fino a quando il De Nittis è morto. E’ seguito un declino di trent’anni, sino alla morte della vedova. Poi, con Pica, ma soprattutto con Piceni, ha ripreso un po’ quota, specie quando è stata sconfitto quella ‘critica togata’ (espressine di Piceni) che considerava una certa pittura dell’Ottocento ‘decadente’.

Poi poteva aprirsi un periodo migliore, di seria riscoperta, ma lo vediamo com’è andata…

–  Allora, cosa potrà dare al De Nittis di nuovo successo.

–  Da come stanno andando le cose, credo che il costo da pagare per il vero successo del De Nittis sia un’opera di verità. Non gioverà ancora il balletto dei falsi mischiati agli autentici nei vari ‘eventi’ e il revival di quella maniera superficiale e giornalistica di presentare la produzione denittisiana, che poteva avere presa sui lettori di fine ottocento per  spingerli a visitare l’esposizione.

–  A cosa alludi quando parli  di ‘ vero successo’?

–  Al vero successo di un pittore, cioè quello di essere presentato nella giusta luce, per ciò che si è fatto realmente, e per il progetto artistico  agognato, specialmente se è costato fatiche e nemici. Due cose, quest’ultime che al De Nittis non sono mancate.

–  In questo modo pensi che si otterrebbe un grande successo come quello che lui conobbe in vita?

–  No, potrebbe essere più grande, perché noi potremmo approdare ad una conoscenza più profonda che solo pochi contemporanei potevano avere.

Ne riparleremo se ti va.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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