La storia a lieto fine di G. , un homeless che ha ricominciato una nuova vita

Riceviamo dagli amici di Emergency la storia di G. un homeless che ha ricominciato una nuova vita. La pubblichiamo volentieri.


Emergency_articolo32_poliambulatorio_mestreQuando era giovane ha giocato a basket per molti anni. Guardandolo si capisce subito il perché: è davvero alto, le sue mani sono giganti e a guardarlo negli occhi dopo un po’ viene il torcicollo. “Una persona così non si ammalerà mai“, viene da pensare osservando le spalle larghe e il viso disteso, e invece G. è l’ennesima conferma di quanto le condizioni materiali e sociali di vita influiscano sul benessere, fisico ed emotivo, delle persone. La solitudine, l’isolamento sociale, la scarsità di cibo e il sonno intermittente di chi dorme esposto alle intemperie e ai rischi portano le persone – anche le più sane e forti – ad ammalarsi più o meno progressivamente.

Abbiamo conosciuto G. qualche mese fa, al nostro Poliambulatorio di Marghera, nell’ambito del progetto “Dimissioni Protette”. Diversi servizi comunali, sanitari, volontari, associazioni, fra le quali Emergency, hanno creato quest’opportunità per i senza dimora che, dimessi dall’ospedale in seguito a un ricovero, hanno bisogno ancora per qualche giorno di un posto caldo, accogliente e dove ricevere assistenza sanitaria. Tornare “in strada” dopo un intervento chirurgico, con delle ferite non cicatrizzate o ancora debilitati, può infatti compromettere il percorso di guarigione. G. era stato ricoverato qualche mese prima, dopo una segnalazione di alcuni volontari che lo hanno trovato privo di sensi, vinto da una febbre in parte dovuta a ferite infette sui piedi e in parte a una brutta malattia, la tubercolosi. Entrambi questi problemi sono insorti quando G. è finito in strada, perdendo le condizioni igieniche e di benessere a cui era abituato.

La storia che lo ha portato a essere “homeless” è simile a tante altre e, come tante altre, non è poi così lunga o straordinaria. Pochi anni fa G. ha lasciato il suo paese d’origine, nell’est Europa, perché il suo datore di lavoro aveva smesso di pagarlo da parecchi mesi ormai. Ha lasciato la mamma e un fratello diretto verso l’Austria, con la promessa di aiutarli da lì, e dopo qualche mese si è spostato in Germania, dove ha trovato un lavoro senza contratto.

Poi, un giorno, un conoscente gli ha proposto una (gita) di qualche giorno a Roma. G. ha accettato subito: vicino a Roma c’è il mare e lui, a più di quarant’anni, non lo aveva ancora mai visto. Sono partiti in 3 e hanno trascorso le loro giornate a visitare la città, dormendo fuori città, in una tenda piantata in(sulla) spiaggia. Proprio lì è successo l’evento che gli ha cambiato la vita: un giorno, quando si è svegliato, G. si è ritrovato nella tenda da solo. Gli avevano rubato tutto, compresi i documenti, il cellulare con tutti i numeri di telefono e i soldi che aveva con sé. Senza più documenti, le forze dell’ordine non hanno potuto raccogliere la sua denuncia; senza più telefono e numeri, non poteva contattare nessuno. G. si è andato alla sua ambasciata, dove hanno attivato le procedure per il rilascio di un nuovo passaporto, ma nel frattempo G. ha dovuto arrangiarsi. Quel giorno si è recato al Colosseo, si è accucciato a terra e ha raccolto quanto bastava per comprarsi qualcosa da mangiare. La prima volta è umiliante, difficile immaginarsi costretti a farlo. Eppure quest’uomo gigante, grande lavoratore, ha vissuto di elemosina per i mesi necessari al rilascio di un documento. Per lavarsi si buttava nel Tevere, vestito, in modo che anche gli abiti si ripulissero un po’. È in questo periodo che si sviluppa l’infezione batterica ai piedi.

Un giorno, alcuni volontari che aiutano i senza dimora vedono le sue ulcere e lo accompagnano in pronto soccorso, dove viene assistito e medicato. Appena l’Ambasciata gli consegna un nuovo passaporto, G. decide di ripartire per la Germania, dove si sente sicuro di poter tornare ad avere una vita “normale”, con il suo lavoro e un appartamento in affitto. Decide di fermarsi a Venezia, il tempo necessario per raccogliere un po’ di soldi e acquistare il biglietto. È stanco, sfinito, la malattia gli risucchia tutte le energie. 

È in stazione che dei volontari della stazione lo trovano privo di sensi e con la febbre alta. G. viene portato in ospedale, dove rimane ricoverato più di un mese per la brutta infezione ai piedi e per la tubercolosi. Al momento della dimissione viene inserito nel progetto “Dimissioni Protette” e portato alla “Casa dell’Ospitalità”, dove lo attendevano anche un nostro medico, un nostro infermiere e un nostro mediatore socio-culturale. Dopo tanti mesi in cui nessuno si era occupato di lui, improvvisamente, è stato circondato di attenzioni.

Ora G. è ripartito per la Germania, ha i suoi vecchi contatti e dove è sicuro di poter ricominciare a lavorare. Terminerà lì la cura iniziata in Italia: lo staff del nostro Poliambulatorio gli ha preparato una relazione sanitaria bilingue, che potrà mostrare ai medici tedeschi. A G. facciamo tutti un grosso in bocca al lupo per la sua vita finalmente ricominciata!

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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