Una bambina di 8 anni resta paraplegica a causa di una pallottola vagante

pistolaE’ un titolo ad effetto, lo ammettiamo. Una piccola creatura ferita da una pallottola vagante accende l’interesse del lettore, curioso di sapere se il fatto è accaduto nella propria città, magari nel proprio quartiere.

Non è così.

Accade in Afghanistan, paese lacerato da una guerra assurda quanto inutile. Forse, sapere che gli episodi brutti accadono in un paese così lontano, ci rende un po’ più tranquilli, come se la vita di una bimba afghana fosse meno preziosa di quella di una italiana. Ci siamo quasi abituati a sentire fatti di sangue che accadono nelle terre dimenticate dagli uomini. I morti e i feriti di quei paesi sono così distanti da noi che rappresentano quasi un fatto naturale, all’ordine del giorno, normale… nel senso pieno del termine, cioè “nella norma”. Siamo diventati insensibili. Questo è il vero dramma delle società occidentali.

Riceviamo dagli amici di Emergency un’altra storia di quelle che vorremmo non raccontare mai. Invece purtroppo siamo qui a parlare di Parmina, una bambina di 8 anni diventata paraplegica perché colpita da una pallottola vagante mentre giocava, come tutti i bambini del mondo, sull’uscio di casa.

A raccontare la vicenda della piccola afghana è Alberto, anestesista di Emergency: «Incontro lo sguardo di Parmina, fiero e dignitoso, – racconta il medico – e intanto ascolto le parole di Sabrina, secche ed essenziali come sempre. “È quattro volte sfortunata“, dice parlando della bambina di 8 anni, “perché è nata in Afghanistan, perché è nata donna in questa terra, perché è stata colpita da una pallottola vagante sull’uscio della sua casa, mentre giocava con la sorellina, e perché adesso è paraplegica“.

Mi chiedo che ne sarà di lei, quale futuro potrà avere in questa terra così precaria, quale famiglia ha intorno, se nei giorni di visita ci sarà qualcuno che viene a trovarla.

In questo momento qui al nostro ospedale di Lashkar-gah ci sono diversi bambini con lesioni spinali, provocate da proiettili o schegge di mine. Il futuro, per loro, rimane una terribile incognita. Qui li vediamo migliorare e recuperare la dignità, quando iniziano a uscire dal letto e riacquistare un po’ di autonomia stando seduti su una sedia a rotelle. La fisioterapia in ospedale fa autentici miracoli, ma quello che succederà dopo a questi bambini, varcata la soglia dell’ospedale, non lo possiamo sapere».

Una bambina afghana che finisce paralizzata a seguito di una pallottola vagante non fa notizia, non riempie le colonne di un giornale, non accende i riflettori delle trasmissioni patinate della TV. Eppure è una vita, una giovane vita segnata per sempre da una lurida guerra che sembra non avere mai fine.

Abbiamo tanto da riflettere noi che spendiamo il nostro tempo chiusi nel nostro piccolo mondo, coccolati al sicuro delle nostre fragili certezze.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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