10 marzo: festeggiamo la GIORNATA MONDIALE DEL RENE!

imageSi festeggiava ieri in tutto il mondo la giornata mondiale del rene, dedicata all’importanza del trapianto e alle malattie renali pediatriche. Al Policlinico di Bari si è tenuta una conferenza dal titolo “Sopravvivere non basta. La migliore medicina: il dono”, di cui il responsabile è stato il Prof. Loreto Gesualdo, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Sono intervenuti numerosi relatori tra cui il Pro-Rettore Prof.Angelo Vacca, Francesco P.Schena, Francesco P. Selvaggi che hanno esposto la loro esperienza medica, avendo effettuato più di 200 trapianti di rene, sia da cadavere che da donatore vivente.

Tutta la conferenza si è incentrata sull’etica del dono, inteso come un gesto disinteressato, che rafforza la solidarietà tra gli uomini ma non gratuito. Donare, infatti, significa innanzitutto “privarsi” ma quello del donatore è un atto di privazione consensuale, in quanto quella firma fondamentale che acconsente all’espianto rappresenta proprio l’atto di donazione consapevole, libera e volontaria di donare i propri organi. Ed è, forse, la cosa più bella che l’essere umano possa fare, il senso più bello che si possa dare alla vita, e al suo valore.

“La grande miseria dell’Africa è l’ignoranza”,affermava Alfred Matingou, un frate africano residente ora a Molfetta, riferendosi alla disinformazione opprimente che impedisce all’Africa di liberarsi dalla dipendenza degli altri Paesi, ma l’ignoranza è la grande miseria anche italiana, specie nel Sud Italia. Sono ancora bassissime le percentuali di donatori che in vita dichiarano di essere consenzienti all’espianto dei propri organi, perchè non se ne parla, non si fa informazione,perchè i potenti mezzi che abbiamo non vengono neanche sfruttati: ad esempio, ora, al rinnovo della carta d’Identità è possibile dichiarare la propria volontà di donare gli organi al momento del decesso, ma non viene neanche chiesto ai cittadini. E i cittadini, specie i più anziani, rimangono nel silenzio dell’ignoranza e dell’astensione, provocando l’allungamento del tempo inesorabile delle liste di attesa.

Non solo, all’aumentare delle liste di attesa, aumentano proporzionalmente anche i decessi, perchè organi gravemente compromessi non sono più in grado di svolgere la loro funzione e nel migliore dei casi, si va in dialisi per molto tempo, nel peggiore si muore. Immaginiamo anche la qualità della vita di un paziente in dialisi, costretto a stare sveglio di notte attaccato a una macchina, alle feste, e in continuo stato di attesa di quella famosa chiamata, del donatore compatibile, della vita ritrovata.

Si è fatto sicuramente tanto finora, grazie anche alla collaborazione dell’AIDO (Associazione Italiana per la Donazione degli Organi), ma è ancora lunga la strada da percorrere, per sensibilizzare tutta la popolazione a questo atto necessario per salvare tante vite; il primo donatore, affermava Padre Alfred, è stato Cristo, che ha donato tutta la sua vita per la salvezza dei suoi figli. Perchè noi non siamo capaci di fare lo stesso?

Francesca Morga

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